Concorso "Ma che storia!" Centro di documentazione Aldo Mori

Lettera di un'immigrata - Di Giulia Sorgon, classe terza B

Primo premio sezione storico letteraria

Ceggia, 3 maggio 2013

 

Cara Serafina,

 

finalmente ci sentiamo!

Come prima cosa salutami la nonna. Ho provato a chiamarla più volte ma non risponde: spero stia bene!!

Novità in famiglia? Qui va tutto bene, l’unica cosa triste è che martedì scorso è morto Betsie, il mio canarino. Ci sono rimasta veramente male, visto che gli ero molto affezionata.

A scuola mi sono fatta un sacco di amici e amiche. Le mie migliori amiche sono: Beatrice, Margherita e Elisabetta. Quando siamo vicine sembriamo quattro tavolette di cioccolata: loro di cioccolato al latte e io di cioccolato fondente. Avete ancora intenzione di venire qui in Italia tu e gli zii? Io ve lo consiglio.

Qui si vive bene, anche se non è facile trovare un lavoro. Neanche questo è un paese perfetto: io sono convinta che la perfezione non esista. Esiste il meglio o il peggio... ma la perfezione no. Non aspettarti solo rose e fiori, se verrai in Italia: anche qui ci sono degli aspetti negativi. C’è tanto asfalto e poco verde, la scuola e gli altri servizi pubblici ricevono pochi soldi dallo Stato...ma, anche con i suoi difetti, l’Italia rimane cento mila volte meglio della Nigeria.

Certo, appena arrivata, è stata dura, io e Kari siamo dovuti andare a scuola il giorno dopo essere arrivati, il 19 gennaio 2012.

Io sono stata inserita nella classe 2B della scuola media, Kari in 3C della scuola elementare.

E’ stato difficile imparare la lingua, ma mi sono messa a studiare e a maggio dell’anno scorso sapevo comunicare già abbastanza bene con i miei compagni, almeno per le cose essenziali. Ora è come se fosse la mia lingua madre, almeno nel parlato!

Non è facile farsi accettare dai compagni. Il primo giorno di scuola, all’intervallo, mi sono chiusa dentro uno dei bagni, avevo troppa paura dei “bianchi”.

I “bianchi” mi facevano paura perchè il nonno mi raccontava sempre che i “bianchi” erano stati a capo del Sud Africa per molti anni, togliendo ogni libertà e instaurando una specie di dittatura. Solo grazie a milioni di giovani si riuscì a tornare alla libertà. Ma questa storia la saprai anche tu, quindi....

Mentre ero in bagno, ad un certo punto, la porta si aprì e entrarono Beatrice, Elisabetta e Margherita e iniziarono a cercarmi dicendo: ” Anne, Anne! Vieni fuori!”.

Se mai verrai a vivere qui spero che anche tu possa trovare delle amiche come loro. Non ti auguro però di trovare alcuni miei compagni, che non hanno fatto altro che prendermi in giro solo per il colore della mia pelle.

Ma ora dimmi: a scuola come va? Se ricordo bene dovresti essere in seconda superiore.... Frequenti ancora la scuola? In Italia la scuola è obbligatoria fino ai sedici anni, ma poi continua e tutti, anche gli stranieri, hanno il diritto di frequentarla.

A molti ragazzi italiani non piace la scuola, dicono che è una perdita di tempo. Io non sono d’accordo con loro, secondo me il detto che dice ”solo quando la perdi capisci che era importante” è fatto a pennello per questa situazione.

Quest’anno ho gli esami. AIUTO! Ho una gran paura, ma spero che i professori ci aiutino almeno un pò...

Com’è la vita li? Disastrosa come l’anno scorso?

Anche se l’italia è in piena crisi economica, gli italiani – e anche noi – abitano in case di mattoni e non in ricoveri precari, come moltissimi in Nigeria.

Papà ha trovato lavoro in un negozio di ferramenta come tuttofare, mamma invece lavora in un supermercato come cassiera. Sono entrambi ben pagati.

Io devo badare a Kari quando loro non ci sono, quindi praticamente sempre.

A scuola stiamo studiando il fenomeno dell’emigrazione che è molto complesso e presenta molti aspetti che spesso la maggior parte delle persone trascura. Mi sento molto toccata da questo argomento.

Mi sono resa conto che in Nigeria si vive come in Italia agli inizi del 1900, o anche prima, anni in cui molti Italiani, per sopravvivere, dovettero emigrare in America, in Svizzera, in Brasile....

Hanno fatto un’emigrazione simile a quella che facciamo noi adesso, per venire qui a un secolo di distanza.

Per questo penso che, ricordando cosa hanno patito i loro bisnonni, gli italiani di oggi dovrebbero capire le sofferenze e le difficoltà di chi in questi anni emigra verso l’Italia.

Spero di rivedervi presto, mi mancate tutti. Papà mi ha detto che sta risparmiando il più possibile, per riuscire a venirvi a trovare quest’estate. Spero proprio di poter venire anch’io insieme a lui!

Di una cosa ti prego: salutami Florence ,e dille che lei rimmarrà per sempre la mia migliore amica.

 

Un bacio

 

Anne

 

 

 

P.S. la lettere l’ho scritta anche in italiano così iniziate ad abituarvi a questa lingua meravigliosa.

Allego anche alcune foto:

1. Il canarino, quando era vivo

2. Famiglia al completo (con canarino)

3. Camera mia

4. Scuola

5. Io con Beatrice, Margherita e Elisabetta

 

Ancora ciao!

Anne

 

 

GIULIA SORGON

Classe 3^B

Scuola Sec. 1° “G. Marconi” Ceggia